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Formazione alla psicoterapia psicoanalitica. Gruppi di supervisione

Formazione alla psicoterapia psicoanalitica

Gruppi di supervisione

Abbiamo altre volte parlato della supervisione nel presentare i nostri gruppi di lavoro. Molte cose sono state dette sulla sua storia e sulla sua origine. Rimandiamo per questo ai post degli anni precedenti sul sito di officinaMentis. Comunque ci piace sottolineare ancora qualche aspetto per presentare i gruppi che partiranno di nuovo nel 2018, sperando di accendere un ulteriore faro su questa pratica.

Nel tragitto che conduce un analizzando a scegliere e a esercitare il mestiere di analista la supervisione occupa un posto specifico e importante. Essa è un momento imprescindibile della formazione psicoanalitica ma la sua funzione resta problematica e gli scritti che tendono a fondarla sono meno numerosi rispetto a quelli che trattano dell’insegnamento teorico della psicoanalisi.

Gli istituti e le scuole si sentono in diritto e dovere di dare le linee guida per questo momento formativo e spesso  diffondono delle concezioni e dei modelli preordinati nei quali purtroppo il candidato deve entrare come in una rigida uniforme. Il libro di Wallestein Becoming a psychoanalist. Study of psychoanalytic supervision, International University Press  Michigan, 1981, ci dà una immagine eloquente di ciò. Un tale modello può rassicurare forse il controllore e il controllato e l’istituzione da parte sua crede senza dubbio di avere una torre di controllo e di dominio eccellente (una specie di Panottico). Ma a quale prezzo? E in che modo l’analista, chiuso in questa situazione giunge ad una posizione personale di sicurezza? Il termine supervisione o controllo indica un potere di un componente della coppia sull’altro; sarebbe più opportuno invece lasciare la posizione di maestro-allievo per salvare una zona di autonomia in questa pratica.

In senso più ampio la supervisione è la ricerca e il dispiegarsi di uno spazio di lavoro analitico: essa è il tentativo di articolare e elaborare, con un altro analista, il transfert e il controtransfert. E’ un luogo di elaborazione condivisa. E’ un luogo di interrogazione su ciò che è l’esercizio della psicoanalisi. E’ il luogo dove si apprenderà a maneggiare le forze inconsce, il transfert, l’interpretazione, attraverso il lasciarsi andare alla Poïesis, alla sua creatività.

Non consiste nel raccontare più fedelmente possibile ciò che è successo in seduta, l’analista non è un segretario stenografo. Se ci si comporta così ci si preclude il funzionamento del proprio inconscio. La memoria è una facoltà affettiva e funziona con l’investimento libidico.

Se vacilla e manca, disvela una assenza significativa e indica nello stesso tempo ciò che si vuole sottrarre alla parola. Per giungere a toccare lo sconosciuto che è in noi e nell’altro bisogna prendere distanza da ciò che si sa o si crede di sapere, bisogna lasciarsi sorprendere dall’enigma.

L’importanza dell’enigma in analisi si ritrova in tutte le esperienze di creazione: già all’inizio della vita ci si chiede da dove vengano i bambini, che fanno papà e mamma. L’enigma dell’amore e del godimento è intessuto nella trama della nostra infanzia e intorno a queste domande il bambino impara a pensare.

Sia nell’analisi che nella supervisione non si può essere troppo pedagogici perché ciò comporterebbe la glaciazione della creatività scadendo nel mimetismo intellettuale che inibisce il pensiero. La gran parte delle difficoltà che riguardano la formazione degli analisti segue lo sviluppo originario. Ci si dimentica che per crescere bisogna lottare incessantemente, combattere, attaccarsi a qualcosa, a qualcuno, da qualche parte: è il movimento dell’Eros.

E’ per questo motivo che officinaMentis ha scelto di seguire la teoria dei gruppi di supervisione formulata da Conrad Stein, chiamata del “doppio incontro“: ad ogni incontro del gruppo il prodotto delle associazioni libere di ogni soggetto viene riconosciuto dagli altri come frammenti di un lavoro immaginario, suscitando continue ulteriori elaborazioni associative. Siamo di fronte a un modello  autofecondante: colui che racconta “una storia”, un caso, “fa passare” agli altri qualcosa della sua esperienza intima, dando adito a una catena di “teorizzazione soggettiva.”

Attraverso lo strumento delle libere associazioni si costruisce un vero spazio analitico. In esso prende corpo un pensare che lega la coscienza all’inconscio, le logiche primarie a quelle secondarie, sostenuto dalla regola della astinenza che qui più facilmente viene appresa vissuta rinforzata.

Grazie a questo dispositivo, affacciati sulla profondità dell’inconscio, le associazioni di ogni partecipante producono la costruzione della relazione paziente-analista e accendono una luce sull’inconscio di ognuno.

I nostri due gruppi di supervisione, condotti dalla Dr. Mariangela Pierantozzi prevedono un numero di 8 partecipanti ognuno.

Un Gruppo si terrà tendenzialmente il secondo giovedì del mese dalle ore 20.15 alle ore 22.30, per 8 incontri, con un costo di € 250 + 30 di iscrizione alla Associazione

L’altro Gruppo si terrà il terzo sabato del mese dalle ore 10 alle 12, per 7 incontri con un costo di € 210 + 30 di iscrizione alla Associazione. I posti rimasti sono molto limitati.  I gruppi si terranno in via Caprarie 1, Bologna.

E’ necessario inviare una mail all’Associazione (officinamentis.info@gmail.com), all’attenzione della dssa Mariangela Pierantozzi. L’iscrizione si riterrà confermata solo dopo il pagamento della relativa quota. Verrà rilasciato attestato di partecipazione.

I calendari verranno formalizzati per i primi di gennaio

Le date del primo incontro dei gruppi sono Giovedì 11 Gennaio e Sabato 20 Gennaio.

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