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(IN)ATTUALITÀ del PENSIERO CRITICO. Uno sguardo altrove. Per un’estetica dell’esistenza

(IN)ATTUALITÀ del PENSIERO CRITICO

Uno sguardo altrove. 
Per un’estetica dell’esistenza girovagando tra effimero ed eterno
Francesco Di Maio
Lunedì 14 marzo 2016, ore 21
Centro Giorgio Costa, Via Azzo Gardino 48,  Bologna

 

Flâneur e dandysmo, moda ed eternità: questi i temi che il Baudelaire di Foucault ci ha permesso di toccare. Nell’incontro del 14 marzo ci sposteremo all’interno di un affascinante dibattito sull’estetica e l’esistenza che interessa due lucidissimi intellettuali,  il filosofo e teorico dell’arte contemporanea Mario Perniola e il filosofo  Remo Bodei.
Per Mario Perniola, la modernità può essere letta attraverso  la categoria di cosa-che-sente. “Musica rock e architettura decostruttiva, fantascienza e realtà virtuale, droga e look, cyberpunk e splatterpunk, installazioni artistiche e metaletteratura, performance sportive e teatrali fanno parte di una stessa cultura, la cui chiave d’accesso è costituita dall’esperienza dell’essere umano come una cosa che sente. Si annunzia così il passaggio da una sessualità  organica, orgiastica, fondata sulla differenza dei sessi, guidata dal desiderio e dal piacere, ad una sessualità neutra, inorganica, artificiale, sospesa in una eccitazione astratta e infinita, sempre disponibile e priva di riguardo nei  confronti della bellezza, dell’età e in genere delle forme.” (da Il sex appeal dell’inorganico, 1994)

Remo Bodei, invece, in una polemica non troppo velata, invita a cogliere l’eternitá cosí come si manifesta nella vita delle cose. “Nelle cose si depositano idee, affetti e simboli di cui spesso non comprendiamo il senso. Più siamo in grado di recuperarlo e di integrarlo nel nostro orizzonte mentale ed emotivo, più il mondo si allarga e acquista profondità. La filosofia e l’arte ci indicano la via. Le cose rappresentano nodi di relazioni con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura.”  (da La vita delle cose, 2011)

Il viaggio tra le nature morte della pittura olandese del seicento e i ritratti di Rembrandt aiuta a cogliere gli oggetti sub specie aeternitatis e a rivisitare il nostro rapporto con le cose, riconsegnando loro una dignità che va oltre la produzione in serie e la semplice strumentalità.

Flâneur e dandysmo, moda ed eternità, effimero e perenne. Ma l’estetica dell’esistenza può oscillare anche tra sex-appeal dell’inorganico e vita delle cose?

 

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