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(IN)ATTUALITÀ del PENSIERO CRITICO. Resoconto 2015 e programma 2016

(IN)ATTUALITÀ del PENSIERO CRITICO

Seminario permanente Anno 2015

Resoconto 2015 e programma provvisorio 2016

 

 

L’(In)attualità del pensiero critico è il tema del seminario permanente che l’associazione psicoanalitica officinaMentis ha avviato a partire dal gennaio 2015. Seminario gratuito e aperto a tutti, si è svolto finora la sera del secondo lunedì del mese presso il Centro Culturale Giorgio Costa di Bologna; il suo atto d’apertura è stato un pomeriggio di lavoro interamente dedicato a Michel Foucault che si è tenuto presso la libreria Einaudi di Bologna.
Il seminario è permanente nel senso che non ha un termine prestabilito e proseguirà fino a quando ci sarà partecipazione.

Esprimendo la posizione etica e politica dell’associazione, il seminario si pone questi obiettivi:
–   alimentare percorsi di pensiero decentrati rispetto a logiche di scuola e istituzionali
–  praticare la multidisciplinarità non perché saperi diversi si incontrino tra di loro, ma  perché ciascun sapere sia messo  alla prova dall’altro
–   incoraggiare la partecipazione attiva e la riflessione critica perché sono elementi di democrazia.

L’idea è di convocare nello spazio del Seminario alcuni intellettuali del ‘900, tutti accomunati dalla potenza visionaria della libertà di riflessione critica: M. Foucault, G.Deleuze, P.P. Pasolini, H. Arendt, S. Weil, W. Benjamin  e altri. Contro una politica culturale che tende a liquidarli come ormai “superati” o ad addomesticarli trasformandoli in reperti da museo, il seminario insiste sulla necessità di ritrovarne il pensiero, scoprendolo o ri-scoprendolo nel dibattito collettivo. Le forme viventi di pensiero continuano a parlare pur nel mutare della società e dei costumi, e continuano a sprigionare senso. E’ il solo aiuto per affrontare l’attualità e tentare di leggerla, in un momento storico che, privo di questa rotta, finirebbe per abbandonarci alla passività irriflessiva, all’impotenza, al caos. Per quanto fragili possano apparire le costruzioni del pensiero, sono la sola forma di resistenza alla barbarie.

Il seminario ha preso avvio da Michel Foucault.
Indagatore lucido e critico, Michel Foucault è stato capace di passare dalla filosofia alla storia, dalla psicoanalisi alla politica, dalla psichiatria alla giustizia. Il suo pensiero non si è mai lasciato chiudere dentro ambiti circoscritti e non ha mai cessato di evolvere.  Si è fondato sempre su una passione irresistibile e inesauribile: cercare da dove vengono e come si formano i nostri discorsi.  Rivelare instancabilmente la trama dei rapporti di potere che in essi si nasconde. Scavare da archeologo, strato dopo strato. Da un’epoca all’altra, da un sapere all’altro.

Per questa ragione l’atto di apertura del seminario è stato perciò un pomeriggio interamente “foucaultiano” e il seminario è poi proseguito con la lettura e la discussione della Storia della follia nell’età classica.

Report dell’attività svolta nel 2015

Centro G. Costa, 12 Gennaio 2015

L’incontro, introduttivo, è stato tenuto da Daniela Iotti ed Angela Peduto ed è servito per conoscersi e tracciare gli obiettivi, il metodo di lavoro, le linee di fondo del seminario. E’ stata proiettata, e poi discussa, l’intervista Foucault—The Lost Interview (https://www.youtube.com/watch?v=qzoOhhh4aJg) con l’ausilio della trascrizione e traduzione dal francese.

 

Centro G. Costa, 9 Febbraio 2015

E’ stato discusso il primo libro scritto da Michel Foucault, Malattia mentale e psicologia. E’ stato presentato nelle sue linee generali da Angela Peduto e Daniela Iotti, soffermandosi in particolare sull’Introduzione (pp. 1-2) e la Seconda parte del libro (Follia e cultura, pp. 69-101).

Un libro dalla genesi travagliata.  Esce nel 1962 per le Presses Universitaires de France. E’ la seconda edizione. La prima, commissionata a Foucault da Louis Althusser, era uscita nel 1954 col titolo Maladie mentale et personnalité. Il manoscritto era stato completato nell’inverno 1952-53, verosimilmente poco prima dell’introduzione alla versione francese, uscita nel 1954, di Traum und existenz di Binswanger, introduzione considerata il solo testo fenomenologico che Foucault abbia scritto. Questa prima edizione sarà da Foucault sconfessata e comunque completamente rimaneggiata dopo l’uscita di Storia della follia nel 1961, portando così alla versione definitiva del 1962.

Scompare in questa versione ogni riferimento a Pavlov (presente nella prima), scompare l’orizzonte hegelomarxista e la parola “personalità” presente nel titolo è sostituita dalla parola “psicologia”. Infatti ora, dopo l’impresa di Storia della follia, è tra la malattia mentale e la psicologia che si gioca la partita. La parola “personalità” rinviava all’individuo nella sua costituzione e nella sua storicizzazione personale. La parola “psicologia” rinvia all’esercizio della conoscenza, al costruirsi di un sapere intorno all’uomo e dunque al rapporto tra ragione e sragione, tra psicologia e follia.

Questa prima opera foucaultiana, spesso dimenticata dai critici, verrà ricordata da Jacques Derrida nel libro Essere giusti con Freud. Storia della follia nell’età della psicoanalisi, del 1992. Derrida dirà che il padre della psicoanalisi è come una cerniera per Foucault: per quanto possa avere i suoi natali nel positivismo ottocentesco, ha riaperto il dialogo con la follia. Per quanto possa Foucault criticare Freud, tutte le sue opere sono state possibili proprio grazie a lui.

 

Centro G. Costa, 09/03/2015

Il prof. Raffaele Riccio ci ha introdotti, con uno sguardo prettamente storico, nel vivo della Storia della Follia Il suo intervento, dal titolo Ragione/Sragione: la storia della follia nell’età classica di M. Foucault (con riferimento all’ed. Rizzoli, BUR, Milano 1997 della Storia della follia nell’età classica) si  sofferma sui capitoli La grande paura, La nuova separazione e La nascita del manicomio.

L’analisi foucaultiana del fenomeno dell’internamento, messo in atto dalle società del XVII sec. nei confronti dei folli, degli insensati, dei dementi, si svolge diacronicamente. La sua analisi della follia è una disamina storico–sociale complessa, che attraversa e lega assieme storia della medicina, definizioni filosofico–religiose, considerazioni economico–sociali. Dalla “nave dei folli”, che nel Medioevo era spettacolo del tragico e detentrice di una verità altra, ci si inoltra nel Rinascimento, che ingloba la follia nella ragione. Poi Cartesio: il Cogito espelle dalla ragione la follia quale de-raison, s-ragione, benedicendo filosoficamente l’apertura dell’Hôpital Général nel 1656.

Ma la follia sfugge a ogni definizione, ad essa ci si può solo avvicinare. Solo un’interpretazione “aurorale” e non predefinita, secondo Foucault, può permettere di sondare il suo mistero, quel nesso ragione/sragione che ogni uomo deve affrontare.

 

Centro G. Costa, 13/04/2015

Il prof. Raffaele Riccio ha continuato a dipanare il filo storico che ci permette di orientarci nella Storia della Follia. Nel cuore dell’âge classique, la follia ha preso voce col Nipote di Rameau di Diderot e con i personaggi del marchese  de Sade: ormai la follia ha forma esplicita di deraison, la cui radice non è biologica ma etica. La Rivoluzione francese entrerà negli asili con la figura ambigua di Pinel: egli scarcera i folli, è vero, ma la follia resta nel recinto della reclusione e del controllo. A questo movimento fanno da sfondo le pitture di Goya.

Nel corso dello stesso incontro Angela Peduto torna su una figura convocata nella Storia della follia: Georges de La Tour. De la Tour, pittore barocco della prima metà del ‘600, è per Foucault profeta dell’età classica di Cartesio. Si può già scorgere quella che sarà l’egemonia del metodo scientifico nelle luci tremolanti di candele che popolano i suoi quadri, pur nell’incerto limite tra luce e buio. Ma proprio a questo buio Pasqual Quignard, trent’anni dopo, in un libro dedicato al pittore, tenterà di dare voce. L’operazione di Quignard è indipendente, almeno esplicitamente, dall’analisi foucaultiana e la linea interpretativa è ad essa opposta. Tra la lettura di brani, la musica barocca e la visione dei quadri, viene offerto un breve contrappunto a due voci su de La Tour visto da questa doppia prospettiva.

 

Centro G. Costa, 11/05/2015 e 15/06/2015

L’intervento del prof. Valerio Romitelli iniziato nell’incontro del 11 maggio, protrattosi poi in quello del 15 giugno, e conclusosi con una discussione, ha inteso sollevare critiche all’impostazione storiografica sottesa alla Storia della follia, trattando in particolare i capitoli La grande paura e Del buon uso della libertà, rispettivamente primo e  terzo capitolo della terza parte.

La Storia della follia è opera quanto mai vasta, complessa, ricca di suggestioni. In essa è presupposta un’idea di storia in generale, che può essere individuata e analizzata, anche se non è mai esplicitata come tale.

Quanto essa deve all’opera di Nietzsche? Quanto alla sua polemica con la filosofia della storia universale di Hegel? Quali prossimità e distanze quest’opera di  Foucault mantiene rispetto al materialismo storico?  In termini di visione della storia quali altre opzioni sono oggi disponibili?

Il prof Romitelli parla della polemica con la filosofia della storia universale di Hegel. Non più una storia progressiva, lineare, a sviluppo positivo e che si compie con la teoria dello Stato, quella di Foucault, ma una storia regressiva. La nave dei folli medievale è vista con nostalgia, mentre di quell’evento che fu la Rivoluzione francese, incarnato dall’atto di Pinel che libera i folli, la Storia foucaultiana evidenza solo le contraddizioni: non è servito liberare i matti dalle catene, poichè questo è solo per qualcosa di peggio (cfr. la tabella in conclusione del capitolo Del buon uso della libertà). Quanto al tributo all’opera di Nietzsche, è, secondo Romitelli, forte. Il cerchio antropologico, capitolo conclusivo, vuole essere un’allusione esplicita all’Uroboro dell’Eterno ritorno nietzschiano. Inoltre viene ribadito, col Derrida di Essere giusti con Freud, il debito di Foucault nei confronti di Freud: senza quest’ultimo, tanto criticato, e senza la psicoanalisi, Foucault non avrebbe potuto scrivere il suo libro.

Nel dibattito che segue viene ribadito che, in realtà, quello di Foucault è uno storicismo dialettico negativo, debitore di Hyppolite, suo relatore di dottorato, e di Heidegger, attraverso cui leggeva Kant. Nonostante le analogie, non può esserci debito verso la Scuola di Francoforte, in quanto Foucault, nel 1978, in una intervista a Trombadori, ha confessato che non conosceva Adorno negli anni in cui scrisse la Storia della follia.

 

Centro G. Costa, 12/10/2015 e 9/11/2015

Come Michel Foucault usa la storia come grimaldello per analizzare da fuori un certo numero di aspetti del pensiero contemporaneo, così François Jullien, sinologo e filosofo, usa il pensiero classico cinese per permetterci di osservare quegli aspetti del nostro pensare che diventano per noi invisibili perché troppo vicini. Attraverso le sue analisi nozioni come quelle di ragione, di legge, di libertà, di ideale, che diamo normalmente per scontate e universali, si rivelano conseguenze del pensiero di Platone,  a loro volta legate alla nostra (indo-europea-semitica) specifica struttura del linguaggio, ben differente da quella cinese.

Nel corso di due incontri il prof. Daniele Barbieri sviluppa i principi generali del pensiero di Jullien, soffermandosi in maniera particolare su due libri, di interesse per gli studi di psicoanalisi: Cinq concepts proposés à la psychanalyse (2012) e De l’intime (2013).

Primo incontro
Nel primo incontro vengono esposte le linee generali del pensiero di Jullien, cioè come Jullien utilizza il pensiero classico cinese per tentare di dare una visione differente del nostro pensiero. Viene mostrata la località e la storicità di una serie di concetti fondamentali che risalgono a Platone (soprattutto in L’invention de l’idéal et le destin de l’Europe, 2009) e ad Aristotele (soprattutto in Si parler va sans dire, 2006), in particolare di concetti come essere, verità, idea e ideale, soggetto, legge, libertà

Il pensiero classico cinese si fonda su concetti diversi da questi, per i quali talvolta non esiste nemmeno il corrispondente nella lingua cinese: più clamorosa tra tutte è l’assenza in cinese dell’essere inteso come sostantivo, concetto su cui si fonda l’intera filosofia occidentale. A un pensiero dell’essere, dell’ideale e del soggetto si contrappone un pensiero della processualità e dell’opportunità; a un pensiero della legge e della libertà si contrappone uno della ritualità e della disponibilità, in cui il valore supremo non sembra essere quello della verità (fondamento di una visione cognitiva del mondo) ma quello dell’armonia (valore cardine di una concezione interattiva dello scorrere delle cose). Non si tratta di esaltare il pensiero cinese a scapito di quello occidentale: Jullien è molto critico anche nei confronti della concezione cinese. Si tratta di usare ciascuno dei due pensieri per focalizzare i confini dell’altro, ma, poiché siamo occidentali, sono ovviamente i confini del nostro pensiero a interessarci (come si vede molto bene dal suo ultimo libro: De l’Être au Vivre. Lexique euro-chinois de la pensée, 2015).

Secondo incontro
Il secondo incontro si focalizza sugli aspetti del pensiero di Jullien relativi alla sfera psichica e affronta in particolare due libri: De l’intime. Loin du bruyant Amour (2013) e Cinq concepts proposés à la psychanalyse (2012). Il primo ci mostra come lo spazio dell’intimo – tanto quello personale quanto (soprattutto) quello a due – sia sostanzialmente un’invenzione della modernità, sconosciuto agli antichi (e ai cinesi), impensabile prima di Sant’Agostino e lentamente sviluppatosi nella quotidianità dell’Occidente sino alla sua definitiva affermazione con Rousseau. L’intimo è quella dimensione del rapporto con se stessi o con l’altro (un altro, raramente più di uno) in cui la parola tiene una posizione marginale, e sono altri aspetti della relazione a farci sentire la profondità che lo caratterizza. Questa problematicità della dimensione verbale caratterizza anche le proposte che Jullien fa alla psicoanalisi, sotto forma di cinque concetti provenienti dal pensiero cinese: disponibilità, allusività, obliquità o influenza, de-fissazione, trasformazione silenziosa. Di nuovo, non si tratta di esaltare il pensiero cinese rispetto a quello occidentale (da cui anche la psicoanalisi deriva), ma di vedere come la psicoanalisi possa approfittare di alcuni concetti sviluppati in Cina per fondare più chiaramente la propria prassi, rispetto ad alcune aree che rimangono problematiche quando viste con il nostro, occidentale, armamentario cognitivo.

 

Programma per l’anno 2016

I primi due incontri saranno tenuti lunedì 22 febbraio e lunedì 14 marzo dal giovane studente di filosofia Francesco di Maio, presso il Centro G. Costa.
Francesco di Maio si occuperà dell’ultima conferenza di Foucault, Kant e l’illuminismo, dove l’autore, a partire da Kant, tira le somme di tutto il suo percorso di pensiero e, accompagnato da un Baudelaire flâneur tra le gonne di Costantin Guys, dà alla critica illuministica la forma di tecnologie di sé.

Avremo poi il privilegio e l’onore di ospitare Mario Colucci, psichiatra di Trieste, psicoanalista, redattore di “Aut aut”. Egli tornerà sulla Storia della follia allargandola nella direzione del seminario foucaultiano Il potere psichiatrico e ci offrirà una riflessione sul rapporto tra teoria e pratica, tra visioni della follia e istituzioni della psichiatria. L’incontro è fissato per sabato 9 aprile, al mattino, presso l’Istituto Storico Parri di Bologna.

Nell’intento di accostarsi al tema della follia da prospettive inedite, spingendosi fuori dal solco che la psichiatria e la psicologia hanno tracciato, Angela Peduto e Raffaele Riccio organizzeranno due incontri: il primo sarà curato da loro stessi e si terrà presso la libreria Einaudi il sabato pomeriggio del 23 aprile. Avrà come titolo Da Socrate a Foucault: divagazioni filosofico-letterarie intorno al tema della follia. Il secondo si terrà presso il Centro G. Costa il secondo lunedì di maggio (9 maggio) e sarà dedicato al Butō, l’enigmatica “danza delle tenebre”, ai limiti tra ragione e sragione, nata in Giappone dopo l’apocalisse di Hiroshima. Stiamo cercando per questo appuntamento un esperto di cultura e teatro giapponese.

A seguire: il secondo lunedì di giugno (13 giugno) comincerà il lavoro sul saggio foucaultiano Le parole e le cose, che presumibilmente occuperà gli incontri autunnali.

Infine prevediamo una discussione, curata da Daniela Iotti, del testo Tecnologie del sé, frutto di una ricerca collettiva che lascia traccia di un ampio progetto rimasto incompiuto, in cui Foucault si proponeva di ricostruire “una genealogia di come il sé costituì se stesso in soggetto”.

 

Report a cura di Francesco di Maio

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