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Francesco Mattioli, “I vent’anni di un binomio impegnativo” (su Pier Francesco Galli, 1987)

Francesco Mattioli

I vent’anni di un binomio impegnativo*
(Psicoterapia e Scienze Umane 1967-1986)

 

“Numero speciale del ventesimo anno”: con una semplice scritta a caratteri bian­chi sulla copertina del fascicolo di quasi quattrocento pagine (n. 3 del 1986), Psicote­rapia e Scienze Umane ha annunciato l’anniversario e ha fatto il punto nel suo percor­so. Il trimestrale, con questa testata dichiarativa e programmatica, comparve nel giu­gno 1967, ideato dal Gruppo Milanese per lo Sviluppo della Psicoterapia. Vediamo qualche momento della sua preistoria e protostoria: abbiamo ricavato le informazioni, oltre che dai testi e documenti, da un lungo colloquio con una redattrice di Psicoterapia e Scienze Umane, Eugenia Omodei Zorini; inoltre, come si vedrà, da un colloquio-intervista con Pier Francesco Galli.

Alla fine degli anni 1950 alcuni psicologi, assistenti o ex-assistenti universitari iniziano una ricerca e azione comune, ormai autonoma, intorno ad alcuni nuclei teorici e propositivi forti. Scrive Pier Francesco Galli, uno dei promotori, che dal 1960 il gruppo si era occupato «di problemi di organizzazione della formazione e di aggior­namento culturale e cercando (…) di mediare il raccordo con la cultura internazionale del settore» (n. 3/1986, p. 369). Si erano già costituiti, infatti, forti legami con alcuni grossi centri del movimento psicoanalitico in Svizzera, area da tempo ricca e viva, e con alcuni psicoanalisti di grande rilievo: questo mediante la presenza anche materiale in Svizzera dei componenti il gruppo, per la loro analisi e formazione personale. Già da alcuni anni, poi, lo stesso Galli si occupava, presso Feltrinelli e Boringhieri, di edi­toria del settore1. Il gruppo, la sua attività, le sue produzioni erano, dunque, in posi­zione di primo piano. Bisogna, d’altra parte, tenere presente l’enorme arretratezza del­la cultura italiana non solo, per le note ragioni, riguardo alla psicoanalisi, ma anche più complessivamente per tutto quanto avesse attinenza con la psichiatria; queste ini­ziative e la collaborazione fra gruppo italiano e gruppo svizzero assumono dunque una grande importanza. Fra i componenti del primo periodo, lo stesso Galli, Enzo Codignola, Mara Selvini Palazzoli, Emanuele Gualandri, Giambattista Muraro, Berta Neumann, Silvia Montefoschi, cui si aggiungeranno Marianna Bolko, Alberto Merini, Emilio Modena, Berthold Rothschild, e diversi altri. Nel 1962 e 1963 compaiono le prime pubblicazioni. Fra il 1965 e il 1966 vengono organizzate a Milano giornate di studio su “La psicoterapia in Italia” e “La formazione degli psichiatri”, delle quali verranno pubblicati gli Atti2. A questo punto si pensa di sostituire i ciclostilati di la­voro con una regolare pubblicazione: nasce così la rivista. La veste è povera, non sen­za, però, alcune soluzioni grafiche eleganti; rimarrà sostanzialmente immutata fino al 1978, quando cambierà il formato, e con esso la “misura” dei saggi. Dal 1982 fa parte delle riviste della FrancoAngeli Editore. Un gruppo, dunque, di studiosi e operatori impegnati in un settore specifico, collocati su precise posizioni culturali, e di politica culturale e sociale, si fa promotore di un intenso lavoro di apertura di interrogativi, di sollecitazione di risposte, di raccolta di materiali. E proprio l’assunzione di un punto di vista da cui (e di un metodo con cui) affrontare questioni e temi specifici da luogo a una operazione di portata culturale e sociale-politica generale: a motivo, anche, del fatto che quel settore, quell’arco disciplinare, quell’insieme di problemi sono stati e sono, in questi decenni, centrali. Il massimo, insomma, di riferimento allo specifico, per consentirsi poi la massima apertura a ventaglio del discorso.

Nel primo periodo l’attenzione si focalizza su due punti decisivi: la psicoterapia delle psicosi (sulla quale in Svizzera il lavoro era già avanzato) e il problema della formazione degli psicoanalisti e degli psichiatri: una scelta caratterizzante e discrimi­nante, già di fatto polemica. E proprio intorno al nodo della formazione, da sempre decisivo, che si determina così una situazione internazionale libera, aperta, di fatto fuori delle compatibilita e legittimazioni delle Società di psicoanalisi: essa si esprime e si sviluppa in una elaborazione alternativa e in una forte attività editoriale e organiz­zativa, di cui Psicoterapia e Scienze Umane diventa espressione permanente. Il grup­po e la rivista, proprio perché collocano la loro operazione in un settore anche em­blematico (emblematico delle potenzialità, ma anche dell’arretratezza della cultura italiana) e al crocevia di più problematiche e competenze, come indica la stessa testa-ta-slogan, raccolgono molte e significative collaborazioni, non solo italiane: nell’ago­sto 1970 promuovono un Convegno internazionale, intitolato anch’esso Psicoterapia

e Scienze Umane (la Feltrinelli ne pubblicherà poi gli Atti3); e nella rivista conflui­scono scritti di vario carattere e provenienza: troviamo, nelle prime annate, anche i nomi di Vittorio Capecchi, Giorgio Galli, Mario Spinella, Carlo Tullio Altan, Tito Perlini, oltre a quelli di studiosi-operatori del settore, come Giampaolo Lai, Diego Napolitani, Silvia Montefoschi, Gino Pagliarani, Enzo Morpurgo; dall’estero anche Ronald D. Laing, Heinz Kohut, David Rapaport. In quei primi anni iniziò anche la collaborazione, che continua tuttora, fra il gruppo e due grosse figure della psicoana­lisi europea, lo svizzero Gaetano Benedetti, praticamente copromotore di alcune delle attività, e il tedesco Johannes Cremerius; mentre altri psicoanalisti “ufficiali” condivi­dono le impostazioni del gruppo e collaborano assiduamente alla rivista: fra gli altri Arno Von Blarer, Paul Parin e Fritz Morgenthaler, tutti su posizioni anche politica­mente avvertite e avanzate; gli ultimi due attivi nel filone della etnopsicoanalisi.

La sigla-programma Psicoterapia e Scienze Umane nasce dunque da una prassi: quella che mette in opera il complessivo corpo teorico della psicoanalisi nell’attività di formazione e terapeutica; avendo a riferimento gli ambiti delle scienze umane e so­ciali, come parametri di verifica, strumenti complementari, referenti per l’interscam­bio, con loro vicissitudini parallele: di cui «volevamo seguire – ci dice Galli – lo svolgimento, anche per esse iniziato da poco, qui da noi». Era già scritto nell’editoria­le di presentazione del primo numero4 (traiamo i riferimenti dal recente fascicolo) che si trattava di uscire da “un’interdisciplinarietà (…) che era sterile confrontazione di metodi» per porre «le premesse di una nuova antropologia»; e che lo psicotera­peuta, invece di «essere strumento della società nel ruolo di curatore di devianze», può «adoperare le conseguenze conoscitive del proprio metodo di indagine per inter­venire nella dinamica dei processi di trasformazione sociale». In coerenza con queste posizioni di allora, sviluppate poi in un ampio documento del gruppo nel 1973, Galli oggi ci conferma: «La psicoanalisi non ha efficacia di operazione sociale (qualcuno dice “efficacia rivoluzionaria”) per virtù sua: ancora una volta decisiva è la mediazio­ne dell’agire specifico, sono gli psicoterapeuti, come intellettuali e operatori sociali, che portano la teoria e gli strumenti di quella scienza a essere culturalmente e politi­camente efficaci nella concretezza storica». Per questo – concludeva la presentazione del 1967 – occorre «un impegno di ricerca in cui la nostra solitudine tecnica trovi ri­sposta in altre solitudini tecniche». L’editoriale del fascicolo odierno, proprio nell’attacco, ribadisce: «La funzione della rivista e lo stile di lavoro che l’hanno carat­terizzata per venti anni è stato quello di porre domande, di mantenere l’insofferenza costruendo interrogativi» (n. 3/1986, p. 3). È un discorso che continua.

Non a caso, crediamo, proprio degli italiani si facevano promotori di queste tesi, di questo insieme di proposte: le caratteristiche particolarissime delle nostre vicende cul-turali-politiche negli ultimi decenni (ma anche in tutto questo secolo), con l’ininter­rotta presenza di una “sinistra di massa” e di forti correnti di cultura a essa omogenee costituivano, costituiscono lo sfondo. E infatti al “Seminario Psicoanalitico di Zuri­go”5, luogo di convergenza dei giovani psicoanalisti del gruppo, gli italiani portano un loro proprio contributo di esperienza politica, e di analisi e interpretazione marxi­sta. La rivista riflette gli intenti di fondo e il lavoro che intanto si svolge. Scorrendo le annate6, troviamo la persistenza di certe caratteristiche, sia pure, specie nella prima fase, attraverso qualche incertezza e smagliatura, e con variazioni di scelta e tono, in rapporto anche al passare del tempo. Alcune di queste caratteristiche: l’interdisciplinarietà; la coesistenza di temi teorici e di temi di pratica terapeutica e sociale; il ri­chiamo ai grandi nodi culturali generali, alle culture di settore, alla politica. Il conte­nuto di questo fascicolo speciale segue «una organizzazione tematica che esprime il lavoro compiuto dal gruppo della rivista», dice l’editoriale. La prima parte è infatti dedicata alla “Ricerca e riflessione nelle scienze umane”, con un importante scritto introduttivo di Tito Perlini sull’attuale crisi delle scienze umane, e sull’esigenza ormai ineludibile di “apertura al significato”. Seguono saggi sullo stato di alcune singole di­scipline, scritti da specialisti, alcuni dei quali da lungo tempo collaboratori di Psicote­rapia e Scienze Umane. Nella seconda parte si parla di “Storia e metodo storico in psicoanalisi e psichiatria”, con interventi, tra gli altri, di Michele Ranchetti e Ferruc­cio Giacanelli. La sezione “Psicoanalisi e società” richiama questo nodo problematico tradizionale alla rivista con alcuni contributi sui temi generali in forma di risposta a un questionario; due saggi di fondazione sul “fattore soggettivo” e sull’attuale situa­zione socio-culturale (ancora Perlini) e contributi su importanti aspetti particolari (l’identità e il carattere femminile; lo sviluppo adolescenziale). Si parla poi di “Tecni­ca e teoria della tecnica” (una sezione a cura di Marianna Bolko e Alberto Merini), un aspetto sul quale l’attenzione della rivista è andata crescendo negli anni: il corpo cen­trale è qui costituito da un’inchiesta su “Lo stato dell’arte della tecnica psi­coanalitica”, con incisive risposte di dodici psicoanalisti di varie nazionalità. L’ultima parte si intitola “Psicoterapia nei servizi pubblici”: è costituita da un unico, ampio saggio, opera collettiva, fatto significativo, di Vittorio Melega e di sei altri autori, che si propone «di vedere come la concettualizzazione psicoterapeutica ha accompagnato questi anni di trasformazione istituzionale». Una frase che, come tutto il saggio, può servire a indicare e descrivere proprio uno dei piloni della costruzione man mano por­tata avanti negli anni da Psicoterapia e Scienze Umane.

Se ora scorriamo gli indici della rivista, troviamo, accanto agli scritti riguardanti argomenti “di fondazione” (spesso opera degli interni al gruppo), un ventaglio di temi  applicativi, collaterali, presenti sulla scena culturale, sociale, politica. Così, sceglien­do un po’ a caso dalle annate più lontane (dal 1967 al 1978), fra cose anche ineguali e sicuramente di diversi spessori e livelli, abbiamo appuntato interventi sul ruolo dello psicoanalista nella situazione psichiatrica (Giampaolo Lai); sulla psicoterapia come meccanismo di controllo sociale (Marco Bacciagaluppi); su “intellettuali, scienze so­ciali, realtà italiana” (Tullio Aymone); sulla psicoterapia familiare (Severino Rusconi e Mara Selvini); sulla formazione e lo sviluppo dei quadri (Claudio Belli); sulla for­mazione degli insegnanti (Giampaolo Lai e altri); su “psicoanalisi e/o rivoluzione so­ciale” (Marie Langer); su “lavoro psichiatrico nel territorio e gestione sociale della salute” (Vittorio Melega e altri); sul rapporto tra rotocalchi e lettori (Anna Maria Guerrieri); su “trattamento psicoanalitico e condizione femminile” (Billa Zanuso); poi i temi degli handicappati, delle tossicodipendenze. Curioso trovare, già nel 1969, pa­gine di Francesco Alberoni sull’innamoramento, probabilmente la prima sua elabo­razione sul tema. Di rilievo tutto particolare la relazione di Maria Grazia Ardissone sulla “Ricerca sociologica sul personale infermieristico dell’Ospedale Psichiatrico di Sondrio”, uno dei risultati di un intervento in quella istituzione attuato organicamente dal gruppo nel 1967, per alcuni versi sicuramente anticipatore; come, anni dopo (1975), le relazioni degli operatori del servizio di psichiatria e di quello di igiene mentale infantile dei quartieri Barca e Costa-Saragozza di Bologna. Su un altro ver­sante, nel 1978, “I modelli della psichiatria africana” vengono descritti da Henry Collomb, uno degli studiosi, pare di capire, più attrezzati e aggiornati. Intanto Gino Pagliarani aveva parlato ampiamente del suo approccio alla socioanalisi (1972 e 1977) e Giampaolo Lai, soprattutto a partire dal 1980, condurrà la sua campagna contro le teo­rie psicoanalitiche come gabbie e condizionamenti fuorvianti.

Programmaticamente, dunque, una grande apertura, la creazione di occasioni e fat­ti di conoscenza aperta. Con il rischio connesso, in qualche momento visibile, di as­sumere troppo un carattere e un ruolo di rivista antologica: e infatti negli anni più re­centi Psicoterapia e Scienze Umane si è più sensibilmente concentrata, anche con saggi e studi di ampio respiro, su temi qualificanti e nodali: «soprattutto quelli – dice Galli – che riteniamo di cardine, come la tecnica e la teoria della tecnica; o quelli che si sono imposti nell’ultimo decennio al dibattito e all’approfondimento: come il narcisismo e il problema della diagnosi». Rimane fermo il metodo di fondo, che si attua soprattutto in quella compresenza di alto livello di elaborazione teorica e di partecipa­zione altrettanto competente e rigorosa ai movimenti e agli sviluppi storici, che poi a quell’elaborazione rimandano. In alternativa e polemica di fatto, ci pare, con le consuetudini della tradizione e dell’‘establishment, in particolare italiano; sicuramente in alternativa al modo di procedere proprio di gran parte delle riviste italiane del settore o limitrofe, che escludono l’uno o l’altro degli ambiti di discorso. E Galli avanza pacatamente una sua constatazione: «Proprio le pubblicazioni che, anche con inve­stitura istituzionale e ufficiale, dovrebbero essere gli “organi della teoria” si limitano a citare cose vecchie e superate (si citano a vicenda), ignorando acquisizioni anche importanti in ambito internazionale».

«Quando nel 1967 uscì il primo numero di Psicoterapia e Scienze Umane (…) -scrive Galli in un “Poscritto” al numero speciale del ventesimo anno (3/1986) – il Sessantotto era certamente per noi, e credo per tutti, soltanto il prossimo anno, un ap­puntamento del calendario» (p. 370). E intanto, però, il gruppo, proprio rapportan­dosi costantemente, come faceva già da tempo, alla pratica clinica, all’ambito profes­sionale, sociale e delle istituzioni, si garantiva sul piano della concretezza e pro­duttività. E trovava anche «il momento tecnico necessario alla contestazione», scri­ve Galli: ci pare che la contestazione allo stato delle cose abbia coinciso con l’inizio della costituzione del progetto e con la messa alla prova delle ipotesi cul­turali. «Di cultura critica – ci dice ancora Galli – che si sottraeva ai procedimenti li­neari, alle culture affermative»: sicuramente interna al flusso complessivo degli anni 1960 e presente, con le sue proprietà e la sua strumentazione, all’evento del Sessan­totto. Ma anche precorritrice: negli anni 1970 e 1980, infatti, il movimento generale di rinnovamento ricercherà (e/o comincerà a riformulare) le parole e i contenuti delle singole specificità, delle scienze e delle culture speciali, anche delle scienze umane (e intanto si ritorna ad abbandonarsi alla psicoanalisi, l’accesso alle psicoterapie diventa un fenomeno di “piccola massa”, crescono varie selve attigue): l'”osservatorio” che Psicoterapia e Scienze Umane aveva voluto essere, «interno a un settore, ma aper­to agli altri e al complessivo. Per fornire e ricevere ipotesi e verifiche e creare un modello di trasmissione del sapere e dell’esperienza», si ritrova ancora all’altezza dei tempi e del contesto.

Due ci paiono essere stati fin dall’inizio i fondamentali princìpi di metodo, tanto forti da avere poi un’efficacia di nuclei generatori di teoria. Il primo è il senso della problematicità: «All’interno della psicoanalisi si deve innanzitutto saper porre i pro­blemi, sapersi interrogare. E, avendo ben presente il corpo teorico complessivo, vede­re però le variabili, considerare le vicissitudini storiche. Non nascondersele, vederne il perché». «La cesura delle variabili [è fatta] ai fini di legittimare una politica vincen­te», si dice nel Poscritto (n. 3/1986, p. 377)7. (Una nota pratica: «È mancata per lun­go tempo in Italia una cultura delle riviste: non si leggevano le pubblicazioni stranie­re». Da alcuni anni Psicoterapia e Scienze Umane pubblica i sommari delle principali riviste di psicoanalisi e anche di psichiatria). Già nella presentazione del n. 1/1967 si diceva che «l’insicurezza [corsivo aggiunto], ritrovato quotidiano dell’esperienza te­rapeutica, diventa assunzione responsabile dei poli di conflitto nel campo delle scien­ze umane» (1/1967 p. 1, 3/2006 p. 298); l’atteggiamento è rimasto ancora oggi quello.

Omogenea a questa è l’altra costante teorico-metodologica: «Bisogna cogliere le implicazioni di qualsiasi affermazione». È il principio della verifica nell’operazione, della mediazione (per le opzioni culturali complessive e per l’ambito psicoanalitico) che ha luogo nella prassi clinica e sociale. «Per uscire dal vizio tipico di certi intellettuali italiani, che fanno il “salto” nella teoria, nell’area semantica, risolvendo tutto nel linguaggio, ci siamo sempre proposti di conoscere e far valere i limiti della nostra operazione, dicendo solo il verificato o verificabile». «L’utopia psicoanalitica può tut­tora costituire un punto di riferimento, per l’aspetto emblematico del suo metodo, per il suo carattere di sfida conoscitiva: ma solo a condizione di far corrispondere al mas­simo di teoria il massimo di attuazione, verificatrice e chiarificatrice. Ecco perché ab­biamo posto sempre in primo piano le nostre competenze; e, proprio a motivo di que­sto, abbiamo scelto per la testata la parola “psicoterapia” e non “psicoanalisi”. Ma non solo di attuazione e verifica strettamente professionale si tratta: «La portata innovativa del nostro lavoro andava nel senso dei rapporti intellettuali-movimento operaio: ma tanto più esso ha potuto giovare all’elaborazione complessiva, quanto più ha fatto for­za sul suo specifico». Crediamo che davvero, ponendosi in questa linea, Psicoterapia e Scienze Umane abbia contribuito a riformulare la nozione “psicoterapia” e a ri­mettere su vere gambe gli attori intellettuali e sociali che vi operano: un caso cultura­le, insomma, di grosso spessore.

* Pubblicato (col sottotitolo “Psicoterapia e Scienze Umane ha fatto il punto con un ricco fascicolo speciale – Dalle competenze nello specifico agli sviluppi nel complessivo: un caso culturale -Ne parliamo con Pier Francesco Galli”) nella rubrica “Sotto la lente” del mensile la Rivisteria, 1987, 10: 30-33, come recensione del numero speciale del ventesimo anno della ri­vista Psicoterapia e Scienze Umane (3/1986).

 

1 Nel 1960 era stata fondata da Pier Francesco Galli e Gaetano Benedetti la collana Feltri­nelli “Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia Clinica” (con 87 titoli pubblicati) e nel 1964 da Pier Francesco Galli la collana Boringhieri (dal 1987 Bollati Boringhieri) “Programma di Psi­cologia Psichiatria Psicoterapia” (con circa 250 titoli a tutt’oggi pubblicati). Si rimanda alle pagine Internet, rispettivamente, http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/atti-mi-1970.htm e http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/boringhieri.htm. [N.d.R]

2 Gruppo Milanese per lo Sviluppo della Psicoterapia, a cura di, La psicoterapia in Italia. La formazione degli psichiatri. Atti delle giornate di studio del 30-10-1965 e dell’I 1-12-1966 (contributi di: Centro Studi di Psicoterapia, Gaetano Benedetti, Christian Muller, Johannes Cremerius, Michael Balint, Gruppo Milanese per lo Sviluppo della Psicoterapia, Pier Francesco Galli). Milano: Centro Studi di Psicoterapia Clinica, 1967 (la relazione di P.F. Galli del 30-10-1965 e una sintesi del dibattito – con gli interventi di Pier Francesco Galli, Mario Moreno, Franco Basaglia, Antonio Jaria, Franco Giberti, Giuseppe Maffei, Dario De Martis, Piero Leo­nardi, Edoardo Balduzzi, Giorgio Zanocco, Antonino Lo Cascio, Cesare Musatti, Cornelio Fazio – sono al sito Internet http://www.psychomedia.it/psu/1965.htm; la relazione di M. Balint dell’11-12-1966, con il dibattito, è ripubblicata a pp. 341-400 della rubrica “Tracce” del n. 3/2005 di Psicoterapia e Scienze Umane}. [N.d.R.]

3 PierFrancesco Galli, a cura di, Psicoterapia e Scienze Umane. Atti dell’VIII Congresso Internazionale di Psicoterapia (Milano, 25- 29 agosto 1970). Milano: Feltrinelli, 1973 (vedi la pagina Internet http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/atti-mi-1970.htm). [N.d.R.]

4  Questo editoriale, pubblicato a p. 1 del n. 1/1967, è stato ripubblicato a p. 298 del numerospeciale 3/2006 del quarantesimo anno di Psicoterapia e Scienze Umane, ed è anche alla pagina Internet http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/presentaz.htmtfeditoriale-1-67. [N.d.R.]

5 Psychoanalytisches Seminar Ziirich (PSZ), www.psychoanalyse-zuerich.ch. [N.d.R.]

 6 Gli indici di tutte le annate della rivista Psicoterapia e Scienze Umane sono al sito Inter­net http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/IndiceGeneralePSU.htm, e gli indici suddivisi per anno sono alla pagina http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/default.htmtfindici. [N.d.R.]

7 Questo brano è tratto da un intervento di Pier Francesco Galli e Nella Guidi al Secondo Congresso Nazionale della Società Italiana per la Ricerca Psicodiagnostica (SIRP) “Psicodia­gnostica e psicoterapia. Modelli psicodiagnostici e scelte psicoterapeutiche”, Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, 11-13 aprile 1986. Roma: SIRP, 1987. [N.d.R.]

 

Riassunto. Una recensione-saggio di Francesco Mattioli del numero speciale (3/1986) per il ventesimo anno della rivi­sta Psicoterapia e Scienze Umane (“I vent’anni di un binomio impegnativo”, apparsa in la Rivisteria, 1987, 10: 30-33), in cui viene descritto il ruolo di questa rivista nella vita culturale italiana degli anni 1960-80. [PAROLE CHIAVE: ruolo dell’intellettuale, capitale intellettuale, psicologia del lavoro, risorse umane, formazione del personale]

Abstract. A review-essay by Francesco Mattioli on the special issue no. 3/1986 for the 20th Anniver-sary of the Journal Psicoterapia e Scienze Umane (“Twenty years of an important binomial”, which appeared in la Rivisteria, 1987, 10: 30-33), where the role of this Journal in the Italian intellectual life of thè 1960s-80s is described. [KEY WORDS: role of the intellectual, intellectual capital, organizational psychology, human resources, management]

Tratto, nella presente forma, da  Psicoterapia e Scienze Umane 2012 volume XLVI, n° 2 pag. 416-422″.

Francesco Mattioli, “I vent’anni di un binomio impegnativo”, versione PDF per la stampa

Chi è Pier Francesco Galli

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